CapelloAlvento

Capello al vento, nuvole d'argento, di poco m'accontento!Sbandato al vento ondeggio di qua e di là in balìa dei miei pensieri asciutti e distratti che non vogliono raccogliersi e non voglio raccogliermi in una ciocca ordinata che odora di grasso, infiocchettata di rosa, falsamente pulita. Sono un capello al vento, un capello ribelle, che ama sentire il calore del sole sulla sua pelle. Un sole non filtrato da nuvole di false apparenze. Sono un capello, un capello al vento… Solo sciolto, son contento.

martedì 14 agosto 2012

Leggevo oggi pomeriggio...

"... uno scrittore lavora con le parole. Dal mattino a sera è circondato dai trucioli e dalla segatura del suo linguaggio, proprio come un falegname è circondato dai vapori del legno e della colla. Questo impone allo scrittore una responsabilità verso il linguaggio. Ove parole piene di odio vengano brandite come un'ascia contro particolari gruppi di esseri umani, non tarderà a fare la sua comparsa una vera ascia. Lo scrittore può essere il vigile del fuoco del linguaggio, o almeno il rivelatore di fumo. Può e quindi deve.
(...)
Uno dei compiti dello scrittore è quello di intervenire e suonare l'allarme ogni volta che il linguaggio, che è il suo strumento di lavoro, viene contaminato. Ogni volta che la gente usa, per un gruppo etnico o religioso o altro, termini come "sudicio" o "crescita cancerosa" o "minaccia strisciante", lo scrittore deve alzarsi e - almeno - suonare il campanello d'allarme del villaggio. ... "


Amos Oz - Letteratura ai piedi del vulcano